“Ridateci il Brugneto!”: la Val Trebbia si mobilita per una nuova concessione che conceda più acqua al Piacentino

È partita in questi giorni la campagna del Comitato Difesa Val Trebbia per chiedere il ritorno di parte delle acque del Brugneto nel fiume Trebbia, dopo la scadenza, avvenuta dopo 70 anni, della concessione che ne regolava la gestione

Il rischio, spiegano i promotori, è che il Trebbia perda nuovamente il suo affluente più importante, con gravi ripercussioni ambientali ed economiche per l’intera valle. «Senza il suo sangue, la valle muore» è lo slogan scelto dal comitato, che punta a sensibilizzare residenti, escursionisti e istituzioni sull’urgenza di trovare un nuovo accordo tra le regioni Liguria ed Emilia-Romagna, capace di rispondere alle attuali esigenze ambientali e idriche di entrambi i territori».

A settant’anni dalla prima concessione per la derivazione idropotabile del torrente Brugneto, piegano al comitato, uno degli affluenti più importanti del Trebbia dopo l’Aveto, la questione torna d’attualità. Nel luglio 2024 la concessione è ufficialmente scaduta e per la Val Trebbia si apre una fase cruciale: quella della ridefinizione di un nuovo assetto gestionale, che tenga conto di un contesto radicalmente cambiato rispetto al passato.
Il Comitato Difesa Val Trebbia e le realtà associative della valle chiedono con forza che la partita non venga gestita con le vecchie logiche, ma con una visione moderna e responsabile, capace di bilanciare le esigenze idriche della città di Genova con la tutela ambientale e sociale della valle.
«Negli ultimi decenni è cambiato tutto – dicono al comitato – . È mutata la situazione della stessa Genova, con un fabbisogno idrico ridotto rispetto al passato: la popolazione è diminuita rispetto alle previsioni di crescita che avevano motivato le concessioni originarie, gli acquedotti cittadini oggi sono interconnessi e soprattutto è venuto meno l’enorme consumo di acqua industriale che richiedeva l’Italsider, chiusa ormai da anni. Anche il Piacentino e i territori lungo il corso del Trebbia hanno visto trasformarsi il loro assetto socio-economico e ambientale, così come il quadro normativo è stato aggiornato, imponendo procedure più rigorose e condivise nella gestione delle risorse idriche. A valle della diga, inoltre, la situazione idraulica e ambientale impone oggi maggiore attenzione: i fenomeni meteo estremi sono sempre più frequenti e le “bombe d’acqua” rischiano di mettere in pericolo le comunità locali se l’invaso non viene gestito in modo prudente».
Alla luce di tutto questo, le richieste avanzate dal Comitato sono chiare. Si chiede che nessuna nuova concessione venga rilasciata senza un accordo tra le regioni Liguria ed Emilia-Romagna, come previsto dal Codice dell’Ambiente, affinché la gestione delle acque sia concertata e rispetti le esigenze di entrambi i territori.
Viene inoltre richiesto un accertamento puntuale delle reali necessità idriche di Genova e una verifica dell’effettivo contributo del Brugneto al sistema acquedottistico cittadino. Secondo il Comitato, l’acqua non utilizzata a fini potabili dovrebbe tornare a scorrere nel Trebbia, contribuendo così a preservare l’equilibrio ambientale della valle, soprattutto nei mesi estivi.
Un’altra priorità riguarda la sicurezza idraulica: si propone di mantenere il livello dell’invaso sotto la soglia di “pieno” per prevenire situazioni di pericolo in caso di eventi meteo intensi. E ancora, viene sollecitata l’attivazione di un Piano per la Gestione dei Sedimenti, per garantire nel tempo la capacità dell’invaso e la funzionalità dell’infrastruttura.
«Infine, i rilasci di acqua dovranno essere programmati non più esclusivamente a beneficio dell’agricoltura di pianura, ma in base alle necessità di tutto il territorio rivierasco, garantendo così una gestione più equa e sostenibile della risorsa» dicono i piacentini.
Chi volesse aderire o ricevere informazioni può scrivere all’indirizzo comitatodifesavaltrebbia@gmail.com.
Sotto, il video diffuso dal comitato, il servizio del giornalista Giovanni Palisto.
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